Adesso Vado al Max

Adesso Vado al Max

Nove anni e mezzo passati in stato vegetativo. E adesso vado al Max. Questa la storia di Max Tresoldi, della sua famiglia e dei suoi amici.

Un terribile incidente il 15 agosto del  1991, di ritorno dalle vacanze e Massimiliano Tresoldi, 19 anni appena, sprofonda in uno stato vegetativo definito permanente. I medici da subito non danno speranze ai genitori.  Definiscono Massimiliano un “tronco morto”. E loro, dopo aver assistito il figlio per otto mesi di ospedale, e dopo innumerevoli episodi di assistenza in cui chi era preposto alla cura di quella “persona”, di fatto, non credeva in quel corpo (aspetto su cui siamo chiamati ad interrogarci ogni giorno nel nostro agire perché sappiamo quanto influenzi l’approccio all’assistenza) decidono di portare Massimiliano a casa, contro il parere dei medici. E qui inizia un grande percorso di ritorno alla vita che negli anni ha coinvolto, e continua a coinvolgere moltissime persone da tutte le parti d’Italia.

Con grande tenacia contagiosa mamma Lucrezia ha subito radunato attorno a Max tutti i suoi amici e un gruppo di volontari di Carugate, piccolo paese alle porte di Milano. Ragazzi di vent’anni che sotto la guida di una fisioterapista professionista a turni di due tre persone si sono resi disponibili sette giorni su sette a fare la riabilitazione al loro amico. Inoltre lo hanno sempre coinvolto in tutte le attività e le avventure tipiche dei ragazzi della loro età perché nonostante per nove anni Max non avesse mai risposto agli stimoli e non comunicasse in alcun modo con il mondo esterno, loro nemmeno per un secondo hanno smesso di credere che in realtà il loro amico fosse lì con loro.

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Nel 1999 gli amici di Massimiliano hanno fondato il Comitato Amici di Max una ONLUS che organizza eventi con lo scopo di far conoscere la storia della famiglia Tresoldi e sostenere quanti vivono lo stesso dramma.

Nel 2000 la grande svolta. Le fatiche e le speranze di una madre, Lucrezia, di una famiglia intera, di un gruppo di amici e di tanti volontari vengono ripagate da un gesto. Un segno di croce e un abbraccio dai quali Massimiliano parte per ritornare a comunicare con il mondo. Per raccontare, prima con i gesti e poi lentamente con il ritorno all’uso della parola, che lui in quei nove anni e mezzo ha sentito e visto tutto ciò che accadeva attorno a lui. Ed ora lui e la sua famiglia girano l’Italia per portare la loro testimonianza di vita e di amore contenuta nel libro che mamma Lucrezia ha scritto nel 2012 e regalato al figlio per i suoi 40 anni.

Oggi Massimiliano, grazie ad un lungo e costante percorso logopedico sta recuperando l’uso della parola e della voce, (i primi tempi dal risveglio comunicava con gesti e con l’utilizzo di quel che ricordava dell’alfabeto muto imparato da piccolo). Inoltre, il costante impegno nella fisioterapia gli consente di raggiungere ogni giorno nuovi importanti traguardi nel recupero fisico.

Otto anni fa ha iniziato un bel percorso di arte terapia grazie al quale, affiancato realizza dei dipinti di vario genere, molto ambite tra gli amici. Questi lavori, assieme alle parole che Massimiliano ci regala nel libro e nei vari pensieri che lascia ad ogni testimonianza o incontro, da quando, aiutato dalla comunicazione facilitata, ha ricominciato a scrivere, raccontano questo grande viaggio di tenacia e voglia di vivere, e autodeterminarsi reso possibile anche dall’affetto e impegno di tantissimi amici e volontari (che poi diventano un tutt’uno) che hanno aiutato Massimiliano a trovare nuove strade per esprimere, gusti e voolontà che non hanno mai smesso di essere presenti in lui.

Sabato 5 marzo nel salone dell’Oratorio Don Bosco di Carugate si è svolta l’annuale Cena del Comitato Amici di Max ONLUS che ha visto la partecipazione di ben 145 persone provenienti da tutta Italia. Appuntamento immancabile, assieme al Torneo della Speranza, che si tiene annualmente a Giugno, che continua a radunare attorno a sé gli amici di sempre e ad accoglierne di nuovi che per mille diverse strade incontrano Massimiliano, i suoi amici e la sua famiglia e decidono di voler far parte di tutto questo.

Occasioni per testimoniare la forza della Vita, dell’Amicizia e dell’importanza della stimolazione continua di chi si trova in queste situazioni. Perché “credere in quel corpo” è il primo passo per chiunque da un lavoro di assistenza voglia davvero ottenere il massimo per quella PERSONA.

 

Gabriella Moret

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